10 validi motivi per iniziare a vedere Grey’s Anatomy (…nonostante Derek!)

Chiedendo venia per la lunga assenza, spero di farmi perdonare con un pezzo speciale. La scorsa settimana ne hanno parlato davvero tutti ma diciamoci la verità, per i veri cultori della serie non è mai abbastanza! Sto parlando di Grey’s Anatomy, la serie medical drama che dal 2005 ad oggi tiene incollati milioni di persone in tutto il mondo, raccogliendo non solo consensi del pubblico ma anche della critica. C’è ancora qualcuno che resiste e non lo guarda, e ormai anche per pigrizia per non doversi vedere 11 serie tv di seguito sapendo già che uno dei protagonisti morirà alla fine di quelle 11 serie (tanto lo sanno tutti, spoiler proprio per niente ormai). Bene io mi rivolgo proprio a quelli che continuano a resistere, a coloro che non ci credono e che non cedono al fascino del successo: vi dò 10 validi (e dico validi!!!!) motivi per vedere Grey’s Anatomy, se anche solo 3 sono convincenti… almeno la prima serie la guarderete?? 🙂 1. I film commedia brillante Hollywoodiano ti fanno sognare un mondo migliore e allo stesso tempo te lo fanno invidiare. Questo invece ti mostra quello reale (a volte pure peggio) e ti insegna come puoi arrivare a vivere la tua commedia, superando il dramma. Ti insegna che tutto può essere “normale”. 2. Prima o dopo ti immedesimi in uno dei personaggi: sono tanti e molto diversi tra di loro e nel corso delle 11 serie le loro personalità sono state scolpite con cura e precisione. 3. Il legame dell’amicizia supera sempre qualsiasi altra cosa, è un conforto e un rifugio sicuro. 4. Non sempre e per forza c’è il lieto fine. se c’è non è scontato, non è mieloso ed è stato combattuto e meritato. se non c’è a volte non c’è un motivo ne una colpa, ma semplicemente perché nella vita succede, e si va avanti. 5. Commuove, diverte, stupisce, tiene in tensione, rilassa….. ci sono tantissime storie e sfumature differenti per ogni tipo di emozione che si vuol vivere: azione, romanticismo, sesso senza amore, tramacci da telenovela, giallo, dramma, amicizia, famiglia, ci sono persino alcune chicche in musical, e spesso vengono anche trattati temi molto importanti come l’eutanasia o il testamento biologico, e perché no, può piacere anche a chi ama la parte scientifico-medica, i casi impossibili e curiosi (a volte anche splatter o bizzarri!)…ce n’è davvero per tutti i gusti e spesso in un’unica puntata. 6. Sono puntate brevi di 40 minuti che si possono vedere facilmente in tempi “buchi” della giornata. 7. C’è continuità tra le serie e questo ti dà la possibilità di affezionarti al filo conduttore senza la paura di avere salti grossolani tra una serie e l’altra (come spesso succede). Faccio un esempio: nella famosa puntata in cui muore il Dottor Stranamore, ciò che in realtà mi ha colpito più di ogni altra cosa è stato proprio il montaggio. La puntata (in questo caso doppia! di un’ora e venti minuti di durata) è stata studiata con superba maestria in modo da mettere insieme tutti i pezzi delle vecchie stagioni e dare al tragico momento la giusta e solenne importanza (lacrima garantita). Quante volte è successo che ci si affezionava a un telefilm e nella serie successiva cambiava un attore oppure spariva nel nulla un personaggio? Qui non succede e il rispetto per il telespettatore si respira chiaramente. Addirittura quando è uscita Addison, una dei personaggi più amati, il telespettatore ha avuto la possibilità di seguirla in un’altra serie (spin off) “Private Practice” e che ha avuto ben 6 stagioni di successo che viaggiano parallele alle storie di Grey’s Anatomy, a volte anche incrociandosi e combacendo. 8. La colonna sonora è sempre di grandissimo effetto. Spesso mi succede di aprire youtube e cercare le colonne sonore delle varie serie di Grey’s Anatomy e scoprire che effettivamente molte canzoni hanno autori meritevoli. E poi, passatemi il termine, sono sempre canzoni “sul pezzo”: contemporanee ma che lasciano traccia. 9. Volete davvero continuare a cambiare canale ogni volta che fanno le repliche su La5, La7, La7d, Italia 1, La1….?? Ormai la tv è stata conquistata, siete liberi di spegnere quando compare Meredith, ma se ha davvero tutto questo successo e si ha voglia di rivedere continuamente le stesse identiche puntate e stagioni all’infinito, ci sarà un motivo no?? perché non seguirlo cominciando da capo? Almeno, in caso, avrete una motivazione valida per non vederlo, che non sia “proprio perché lo guardano tutti perché dovrei vederlo io?”…Cercatene una più convincente da motivare in compagnia. Io arrivata alla undicesima ancora non l’ho trovata 😀 10. Piace a tutti: uomini, donne, etero, gay, bambini, adolescenti, adulti…. tutti!!! Quindi non c’è bisogno di dividersi per vederla, anzi, unisce e non divide!!!!! Allora vi ho convinti per almeno 3 motivi?? spero di si!!! Ora l’undicesima serie è terminata, quindi in attesa della dodicesima è il momento giusto per iniziare dalla prima e assaggiarne un po’ il sapore… Buona visione!!!

Le sorprese delle seconde serate: Scoprendo Forrester.

Il Canale televisivo LaEFFE della Feltrinelli (numero 50) riserva ogni giorno di più magnifiche sorprese.

Serie televisive della BBC, fedeli riproduzioni di romanzi classici piacevoli consigli per gli acquisti, programmi di cucina esotica o di viaggi internazionali e on the road, documentari di costume, storia e società, e film contemporanei eleganti e inframmezzati da pochissima pubblicità.

E’ il caso di “Scoprendo Forrester”, film di Gus Van Sant del 2000 con Sean Connery e Rob Brown, trasmesso qualche giorno fa in seconda serata.

Il film racconta una storia di pura e semplice amicizia, senza necessità di esasperare i toni o di inserire scene di violenza o di sesso; è un film pulito, a tratti ironico ed emozionante, che narra l’affinità elettiva che va oltre la differenza generazionale, di razza, di status sociale e culturale. I protagonisti non sono solo i due personaggi principali (Forrester/Connery e Jamal/Brown): fungono da attori dell’opera anche i dialoghi ironici e arguti, i racconti allo spettatore riguardanti i libri e l’arte della scrittura, e i luoghi e gli spazi -profondamente in relazione con la composizione dell’intimità e dell’introspezione dei personaggi.

L’emblema di questa relazione tra cinema e architettura, qui è la casa di Forrester: un nido sicuro in cui il personaggio si nasconde e si protegge, in cui i colori sono limitati dalla penombra e i libri sono ovunque, non ci sono suoni e la dimensione è atemporale, pregno di intimità e identità -a differenza dei non luoghi affollati di cui il personaggio è fobico. Forrester cura solo un’unica cosa della sua casa, non si vede riordinare, non si vede cucinare o mangiare, ma ciò che si nota è che pulisce le finestre con accurata attenzione internamente e esternamente, unica possibilità che concede a sè stesso di apertura verso il mondo esterno -al pari della pagina di un libro. Appena si è invitati a entrare a casa di Forrester il punto di vista interno/ esterno si inverte: il campo da basket, inizialmente in primo piano e in cui si percepiva un osservatore, successivamente passa in secondo piano, parallelamente allo sviluppo del personaggio di Jamal e dei cambiamenti nei suoi rapporti d’amicizia. E poi c’è la casa di Jamal, circondata dal caos e che Jamal stesso non ama –infatti Forrester gli lascerà in eredità la sua. La scuola è un contenitore vuoto di sola apparenza, mentre lo stadio è vuoto ma solo IN apparenza, perchè Forrester lo riempie di ricordi e di significato.

Il film è un vero gioiello, bello esattamente perchè semplice così com’è, senza esagerazioni o colpi di scena.

La domanda che mi è sorta spontanea alla fine del film è: perché l’amicizia emoziona così tanto, più dell’amore? Forse perché l’amore in fondo è egoista, l’amicizia (quella vera) è pura e disinteressata.

Guardate il film, fidatevi.

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“Perdere la famiglia. Perdere la famiglia ci obbliga a trovare una nostra famiglia, non sempre la famiglia che è del nostro sangue, ma la famiglia che può divenire del nostro sangue, e se fossimo tanto saggi da aprire la nostra porta a questa nuova famiglia scopriremmo che le nostre aspettative di un tempo nei riguardi del padre, quelle che un tempo ci orientavano verso il fratello, quelle che un tempo ci ispiravano le stesse aspettative, saranno di nuovo… L’unica cosa che ci resterà ancora da dire sarà: vorrei aver visto questo, vorrei aver fatto quello, oppure vorrei… Be’… Uhm… la maggior parte di voi è troppo giovane per sapere quali siano le proprie aspettative, ma quando io ho letto queste parole, parole di speranza, di sogni, mi sono reso conto che l’unica aspettativa che ho potuto realizzare così avanti nella vita è stata quella del… dell’amicizia.” (Scoprendo Forrester, 2000)

Voto: 8

Consigliato a chi ama la scrittura e i libri, a chi ama le storie d’amicizia…e a chi è un po’ solitario.

Match point, una elegante inquietudine.

“Chi disse <Preferisco avere fortuna che talento>, percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro, con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince, oppure no e allora si perde.”

Inizia così “Match Point” di Woody Allen, un manifesto di vera eleganza “noir”.

Il protagonista è un istruttore di tennis, che diventa amico di un suo allievo dell’alta borghesia londinese. Senza neanche accorgersene, viene inglobato in un mondo dorato, fidanzato (e poi sposato) con la sorella dell’amico, sistemato lavorativamente dal futuro suocero, con un appartamento nuovo, l’autista e le serate a teatro.

Parallelamente a questa storia da perfetto Cenerentolo, nasce l’imprevisto. Chris, il protagonista, viene attratto da Nola, un’attrice proveniente dalla sua stessa classe sociale e fidanzata con il suo amico riccone. Chris convince Nola ad avere una relazione segreta, ma ben presto si troverà di fronte ad una scelta forzata: la gabbia dorata o Nola? Sembra, quindi, sia tutto in mano al libero arbitrio, ma in realtà non è così: è la fortuna a giocare un ruolo fondamentale.

E’ un film incredibilmente inquietante, attraente e intrigante allo stesso tempo (nonché terribilmente attuale). Allen cita e ricorda “Delitto e Castigo” ma qui, a differenza del romanzo, non viene data alcuna possibilità di redenzione, e l’introspezione e l’esame di coscienza è consentita solo allo spettatore, come risultato della delusione.. e dello shock!!

La scorsa settimana parlavo di lieto fine… beh il lieto fine, a volte, è decisamente relativo!!

La fortuna e il caso superano il talento, ecco la morale. E purtroppo è terribilmente vero. Provate a pensare al classico e attuale luogo comune dell’Italia, del lavoro per i giovani, delle raccomandazioni eccetera eccetera eccetera… L’impegno è utile, allieva le preoccupazioni e riempie di speranze, “con la laurea avrò fatto il mio dovere” ci diciamo, “studia così avrai la possibilità di…” dice il papà, eccetera eccetera eccetera… Parliamoci chiaro, in realtà è la fortuna la vera sicurezza, ciò che ti porta nel posto giusto al momento giusto, ciò che ti fa incontrare la persona per te con la congiunzione astrale perfetta, ciò che ti fa trovare il parcheggio comodo e in fretta al sabato sera in centro città, ciò che ti fa nascere nella famiglia Mulino Bianco, ciò che non ti fa interrogare a scuola il giorno in cui non ti sei preparato, eccetera eccetera eccetera…. La fortuna è il vero e proprio motore della felicità. Purtroppo o per fortuna.

Avere tutto sotto controllo è un conforto e ti fa dormire bene la notte, ma a volte ti preclude ciò a cui non aspireresti mai, ciò che non puoi prevedere, il “di più”, e che dipende esclusivamente dalla fortuna e dal caso. Come dice Meredith di Grey’s Anatomy, “alcune volte la realtà supera di gran lunga le aspettative” e “quello che ci aspettiamo è solo l’inizio, quello che non ci aspettiamo invece, è quello che cambia la nostra vita”.

Che ci piaccia o meno, il caso esiste ed è determinante. E quando la pallina arriva sul filo della rete, in quell’ultimo punto decisivo della partita, non c’è talento, non c’è impegno, non c’è allenamento che sussista. Solo fortuna. Un battito di ciglia, e o hai vinto o hai perso.

Voto: 8

Consigliato a chi si affida al caso, a chi ama Woody Allen (uno dei suoi film migliori), o quei due fighi dei protagonisti (qui sono al top!), a chi ama Londra (non è sfondo ma un attore vero e proprio del film), e a chi segue la cronaca attuale (…).

Perché aspetto il lunedì…

Si sa, il lunedì è una brutta giornata: finisce il relax, inizia la settimana, inizia la routine, con buona probabilità si dorme meno, eccetera eccetera…C’è, però, qualcosa che mi fa aspettare che arrivi…sì, ma la sera!

“Questo nostro amore 70” è la seconda stagione di una fiction TV di successo della RAI ambientata a Torino negli anni ’70: colonna sonora fresca e ben studiata e un cast ricco e variegato. Apparentemente è la solita fiction con protagonista famiglie perfette: l’amore trionfa, il lieto fine è dietro l’angolo, e si intrecciano diverse storie parallel,e da cui si traggono piccoli insegnamenti di trasparenza, lealtà, solidarietà, giustizia ecc.. Il tutto è condito e infiocchettato dal contesto vintage, e da una colonna sonora che accosta con eleganza la Pavone a ritmi contemporanei più anonimi e sgallettati.

Neri Marcorè è eccezionale; dimostra di esser sempre un attore di stile, di un’ironia intelligente e una classe d’altri tempi.

Anna Valle è carina, è dolce, sussurra e bisbiglia con tocco leggero e delicato (e a volte un pizzico melenso), ma forse nei panni di signora di famiglia, piccola rivoluzionaria di quegli anni, a volte non convince molto; nonostante tutto, la coppia funziona e trasmette una perfetta sintonia.

Il punto forte, però, come spesso succede, è il resto del cast che fa da contorno ai protagonisti: Marzia Ubaldi (attrice che interpreta la suocera) sublime, la coppia sicula una bomba, i bambini capaci, i vicini di casa macchiette indispensabili, i litigarelli innamorati intriganti e fascinosi.

Forse non solo in apparenza è come le solite fiction, forse lo è davvero, ma le storie sono intessute di un’ovvietà leggera e disinvolta che conforta e non annoia mai. Un lavoro corale di attori, sceneggiatura, costumi, musiche, fotografia il cui prodotto, finalmente, ha successo con diritto.

Voto: 6 +

Consigliato a chi non pretende molto per una serata piacevole.. e a lieto fine! (ma cominciate a vederlo dalla prima serie!!)